Mostra Mercato Bienno
(Brescia) Salone palazzo Simoni Fè
Mostra
Strumenti
musicali d’epoca a corda - Strumenti della tradizione popolare - Restauro e
liuteria -
Opere artigianali
di Pulcinella
Eventi collaterali
seminari - performance musicali
Palazzo Simoni Fè
Edificio del XV secolo che ha
subito modifiche decisive tra il XVII e il XIX secolo, custode di preziose
opere d’arte tra cui ritratti di esponenti della famiglia, affreschi di
soggetto profano raffiguranti il Ciclo di Attila e pregevoli statue lignee
raffiguranti la Vergine e l’Arcangelo Gabriele. Il Palazzo è composto
da due distinti spazi costruttivi: un primo corpo, quello più antico,
risalente al 1500, ha una grande cucina con camino, al secondo piano si
caratterizza con un grande salone affrescato e anch’esso è dominato da un
bel camino. Un secondo corpo fu ampliato nel 1800: le caratteristiche
architettoniche sono state riprese seguendo i parametri del primo stralcio
(del 1500) ed è caratterizzato dalla sua notevole mole esteriore che lo
rende imponente.
L' inaugurazione con
il Sindaco Aldo Pini e l'Assessore Morandini
I Fratelli di Pulcinella
Numerosi sono stati nei secoli i personaggi derivati da Pulcinella, che
hanno dato origine a nuove tradizioni del teatro dei burattini in tutta
Europa.
Pulcinella riscosse molto successo soprattutto in Francia con il nome di
Polichinelle e in Inghilterra come Punch dove ebbe un repertorio proprio
sganciato dalla commedia italiana.
Tra gli altri vanno citati, inoltre, Petruška in Russia, Don Cristobal in
Spagna, Dom Roberto in Portogallo, Vitez Lazlo in Ungheria e Vasilache in
Romania.
La grande famiglia europea dei Pulcinella ha visto anche nel XXI secolo due
nuovi nati. Półpuszka è la prima originale derivazione polacca del
personaggio partenopeo.
In Finlandia – fino ad allora sprovvista di un suo burattino simbolo - è
nato Vaino, dalla mano del maestro napoletano Roberto Vernetti con la
collaborazione dei suoi allievi finlandesi.
Pulcinella, Polichinelle, Mr. Punch, Kasperl, Jan Svankmajer, Karagoz,
Udinott, Petrùk, sono soltanto alcuni dei nomi con cui questa antichissima e
celeberrima Maschera è divenuta familiare a numerose culture in tutto il
mondo.
Le sue caratteristiche fondamentali restano ovunque pressocchè le stesse: il
nasone adunco, la schiena gibbosa, l'aspetto generale grottesco e
malinconico, cinico ed insieme straordinariamente umano. E così il suo
carattere, tanto ricco di sfumature (e di contraddizioni) da divenire,
appunto, un autentico 'universale'.
Perchè Pulcinella è tutto e niente, è vivo ed è morto, è ricco ed è povero,
è furbo ed è ingenuo, è saggio ed è stolto.
I momenti musicali dentro e fuori il Palazzo
Simoni Fè
Il concerto dell'Ensemble ETNIE
BIENNO Cenni storici
Il Comune di Bienno si trova in provincia di Brescia ,
nella media Valle Camonica, a circa 70 km dal capoluogo di provincia e dal
passo del Tonale. Ad un’altitudine di 450 m s.l.m è contornato dalle vette
della Concarena e della Presolana. Bienno è anche una meta da cui partire
alla scoperta di vicine località che custodiscono elementi paesaggistici e
culturali, con cui arricchire di significati la visita alla Valle Camonica.
Fin dalla preistoria, la zona prospiciente il centro
abitato, doveva essere frequentata dagli antichi Camuni tanto che sul colle
del Cerreto è stato individuato un antichissimo luogo di culto. Il
territorio è stato segnato nei secoli da diversi popoli: a partire dal 16
a.C. con la comparsa dei Romani, seguiti poi dai Barbari nel 375 d.C. e dai
Longobardi nel 568 d.C.
A partire dal X sec. i Benedettini introdussero a Bienno l’utilizzo dei
mulini le cui ruote a pale ben si adattavano alla corrente del torrente
Grigna. È possibile ipotizzare che già attorno
all’anno mille, si siano sperimentate le modifiche necessarie alla
trasformazione della ruota ad acqua, tale da renderla adatta per il
funzionamento del maglio.
Grazie alla ricchezza di boschi che fornivano il combustibile e
all’abbondanza d’acqua dalla quale si generava la forza motrice, a Bienno,
si è sviluppata una fiorente attività economica legata alla lavorazione ed
al commercio dei manufatti di ferro. All’anno
1000 si fa risalire la costruzione dei primi tratti del canale artificiale
“Vaso Ré” che convogliava le acque del torrente Grigna per fornire l’energia
necessaria alle ruote idrauliche di muovere sia i pesanti magli per la
forgiatura del ferro, sia i mulini che le segherie.
Il secolo di massimo splendore per il ricco borgo di Bienno, fu il 1400.
Rimangono numerose tracce e testimonianze nei monumenti, nelle molte dimore
gentilizie e nella costruzione o riadattamento delle torri dell’antico
nucleo medievale.
Il paese fu in seguito sottoposto alla dominazione
Veneziana per circa trecento anni, fino alla fine del ‘700, sfruttando
l’arte dei fabbri per la produzione di armi e di utensili di vario genere.
Una grave crisi generale del settore metallurgico venne superata nel XVII
secolo, grazie ad un intervento della Repubblica di Venezia a sostegno della
ferrarezza.
L’avvento però della seconda rivoluzione industriale, rese difficile
mantenere il passo con l’industria, tanto da costringere gradatamente la
chiusura della quasi totalità delle fucine.
Il mulino
Chiesa di S.Maria Annunziata
La Chiesa di S. Maria Annunciata, costruita nel XV sec., si trova nel centro
del paese e conserva i tratti più significativi del francescanesimo. Il suo
alto campanile a cuspide con bifore, la facciata impreziosita dal portale in
pietra simona e marmo bianco e il rosone soprastante, segnano il passaggio
dallo stile gotico a quello rinascimentale.
Nata sui resti di precedenti costruzioni, come documentato durante l’ultimo
restauro, è un esempio di “pieve rustica”, edificio ad aula unica con tetto
e facciata dal profilo a capanna e loggiato addossato alla controfacciata.
L’interno, diviso in tre campate e presbiterio coperti da volte a crociera,
presenta un ricco apparato pittorico eseguito in momenti diversi da più
artisti.
Gli affreschi che coprono gli alzati della navata, la parte inferiore
dell’arco santo, il sottarco, le volte e i peducci del presbiterio,
raffigurano una grande varietà di Madonne e santi sono stati realizzati da
Giovan Pietro da Cemmo e dalla sua bottega tra il 1490 e il 1494;
l’Annunciazione dell’arco santo e gli angeli della volta adiacente al
presbiterio sono attribuiti a Francesco Prata da Caravaggio mentre i dipinti
del presbiterio raffiguranti Storie della Vergine tratte dai Vangeli
apocrifi, a Gerolamo Romanino e alla sua scuola intorno al 1540. La pala
dell'altare maggiore con l’Annunciazione racchiusa entro un’ancona lignea
riccamente intagliata e dorata è opera di Giovan Mauro della Rovere detto il
Fiamminghino.
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