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R u b r i c h e

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Nel cuore del mandolino |
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Appunti
a cura di
Francesco Natale
Rimandando ad altri autorevoli scritti
tutto ciò che riguarda lo studio dello strumento, la sua descrizione e la
storia, è mia intenzione fornire un questo “blocco note” soltanto una serie
di appunti, di notizie, di curiosità. Ho usato il termine “appunti” poiché
tali essi sono, infatti gli argomenti qui accennati necessiterebbero di una
trattazione adeguata e quindi molto più vasta. Quelle che seguono, perciò,
sono informazioni semplici, una sorta di annotazioni, ma appunti basilari
che ogni musicista dovrebbe interiorizzare prima ancora di avvicinarsi allo
studio vero e proprio dello strumento. |
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I legni
La prima
caratteristica che si richiede ai legni è la loro corretta stagionatura.
Ogni parte dello strumento deve essere costruita con il tipo di legno che
assolve meglio il compito ad esso richiesto. Il piano armonico sarà
costruito con un legno “sonoro” che solitamente risulta essere l’abete.
In Italia è apprezzato quello della Val di Fiemme. |
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Il manico potrà essere di acero
(legno chiaro) ma c’è chi afferma che il mogano (legno tra i più
scuri), della qualità “sipo”, se ben stagionato, assicura maggiore
leggerezza, stabilità e resistenza. |
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La cassa è
costruita solitamente con doghe di acero o di palissandro.
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La tastiera
migliore è di ebano. |
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Le
colle
Personalmente, come tanti liutai,
preferisco la colla animale “a caldo”. Essa presenta tanti vantaggi fra i
quali la facile “reversibilità” che è elemento importante soprattutto nella
fase di riparazione. Questo tipo di colla richiede, però, tempi di lavoro
rapidi e, pur se molto resistente alla tensione, invecchiando non resiste
agli urti poiché diventa estremamente secca e quindi molto rigida. Questo è
uno dei motivi che rendono delicato e bisognoso di adeguato uso uno
strumento di liuteria. |
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Le
vernici
Intorno alle
vernici si è sempre creato un alone di mistero. Il segreto dei grandi e
mitici liutai del passato sembra essere stato la preparazione della vernice
e la formula che essi hanno portato con sé nella tomba. Sicuramente
sono da evitare, in liuteria, le vernici sintetiche a favore di quelle
“naturali” che possono essere a base di resina, di cera o di gommalacca.
La gommalacca è quella usata più frequentemente.
Essa è il prodotto della secrezione di un
insetto presente nel subcontinente indiano e viene preparata sciogliendola
in alcool etilico e distribuita “a tampone” o a pennello. Di frequente viene
“personalizzata” dal liutaio che la mescola (seguendo le solite personali
formule segrete) a resine, coloranti e quant’altro. La verniciatura eseguita
a gommalacca presenta molti vantaggi fra cui la facilità e possibilità di
ritocco, non ingiallisce, esalta la venatura del legno ecc. Nel contempo è
una vernice molto delicata, anche il contatto con una sola goccia di un
liquore superalcolico o di un profumo la può rovinare. Teme anche un normale
detersivo, il calore e perfino il contatto con l’acqua può lasciare il
segno. |
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Accenni sulle fasi del processo costruttivo
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 Per
poter costruire il mandolino con la sua caratteristica cassa tondeggiante
fatta a doghe occorre avere una sagoma (una specie di negativo) su cui
cominciare al assemblare la cassa armonica. Occorre molta pazienza nel
fissare le doghe. Il piano armonico è costituito da due metà incollate fra
di loro e su di esso bisognerà praticare il taglio della bocca nonché la
caratteristica “piegatura” nella zona del ponticello.
L’assemblaggio
viene eseguito con una serie di morsetti ma anche con legature che fanno
rassomigliare il nostro strumento ad una grande provola da appendere.
Un’altra operazione molto delicata è la incisione della tastiera per
l’alloggiamento delle barrette metalliche, c’è bisogno di tanta precisione e
di un calcolo di divisione estremamente esatto poiché lo spostamento anche
di pochi decimi di millimetro porterà ad avere tante note sfalsate. Più
corto è il diapason (lunghezza della corda a vuoto) e più si corre questo
rischio. |
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Le
decorazioni sono frutto della fantasia del costruttore e molte di
esse, purtroppo, influiscono negativamente sulla sonorità dello strumento.
Un esempio su tutti è rappresentato dallo scudo che migliora
efficacemente l’estetica globale del mandolino ma risulta essere una
pugnalata nel piano armonico poiché ne riduce sensibilmente la vibrazione.
La funzione dello scudo, detto anche battipenna, sarebbe quella di
proteggere il piano armonico dalle “plettrate” o pennate ma a un buon
mandolinista non succederà mai di toccare col plettro sul piano armonico.
Anche l’estetica, però, vuole la sua parte e noi continueremo a suonare
mandolini che montano lo scudo. Il manico è incollato alla cassa già nella
fase dell’assemblaggio delle doghe. Infatti solitamente la sagoma (il citato
negativo) è provvista di una guida che permette di collocare il manico nella
sua posizione che sarà
quella definitiva. |
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